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Venerdì 11 gennaio 2013 - 16:25

Immigrati: mons. Veglio’, chiusura frontiere non e’ soluzione

(ASCA) – Citta’ del Vaticano, 11 gen – ”La chiusura dellefrontiere non e’ una soluzione contro l’immigrazione mista,ma incentiva il contrabbando delle persone. La mancanza dipossibilita’ di sostentamento e’ una delle ragioni chespingono a questo tipo di migrazione”. Lo afferma ilpresidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per iMigranti e gli Itineranti, cardinale Antonio Maria Veglio’,in un’intervista a L’Osservatore Romano alla vigilia dellaGiornata mondiale del migrante e del rifugiato, che sicelebra domenica 13 gennaio. ”L’integrazione – sottolinea il card. Veglio’ – e’ unprocesso a doppio senso e coinvolge non solo il migrante o ilrifugiato, ma anche la societa’. Il successodell’integrazione non dipende solo dall’impegno effettivo delmigrante o del rifugiato, ma dall’atteggiamento di aperturadella societa’ di accoglienza”. Il porporato denuncia la drammatica situazione deiprofughi della Siria, il cui numero gia’ elevato (oltre mezzomilione) e’ destinato a raddoppiare nel giro di pochi mesi. Erichiama i media alle loro responsabilita’ nell’orientarel’opinione pubblica di fronte al fenomeno dell’immigrazione,invitandoli in particolare a non alimentare atteggiamenti dipaura o di criminalizzazione delle persone.

Un aspetto importante dell’integrazione, prosegue il card.

Veglio’, e’ ”l’intimo sentimento di accettazione delmigrante e del rifugiato da parte della comunita’, che diconseguenza lo fa sentire accolto. Il processo diintegrazione e’ lungo e coinvolge questioni socio-economiche- alloggio, lavoro, istruzione, social network – cosi’ comearee socio-culturali. Cio’ comporta partecipazione e qualita’di interazioni sociali nei settori civili, culturali epolitici”. I mezzi di comunicazione sociale, sottolinea il card.

Veglio’, ”orientano l’opinione pubblica e la forma mentisdelle persone” ma ”cercano davvero di sensibilizzare suimotivi che spingono le persone a fuggire o tentano forse distrumentalizzare la paura con un linguaggio capace didiffondere sentimenti negativi, che li pone in cattiva luce oaddirittura li criminalizza? Mi riferisco a come vengonoformulati i messaggi e utilizzate, per esempio, le parole’clandestino’ e ‘irregolare’. Anche se queste descrivono lastessa realta’, hanno un significato diverso. L’unacriminalizza la persona, l’altra la qualifica al di fuoridella legge. I media ritraggono i rifugiati come persone o lipresentano come un pericolo?”.

dab/

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