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pubblicato il 04/feb/2011 12:33

15enne uccide padre, casi in aumento: furono 14 in 2010

E 6 nel 2009. Il sociologo: dal giovane fredda premeditazione

15enne uccide padre, casi in aumento: furono 14 in 2010

Roma, 4 feb. (askanews) - Ad appena 15 anni, con l'aiuto di un coetaneo di origine polacca, ha ucciso il proprio padre, 51enne: sullo sfondo ancora non precisati problemi familiari. Il giovane ha agito con freddezza, simulando una rapina in casa, coprendosi il volto con un passamontagna, e accoltellando il genitore che è morto in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. E' il primo caso di genitoricidio dall'inizio dell'anno in Italia ma, secondo gli ultimi dati resi noti dal Rapporto Italia 2011 dell'Eurispes, di anno in anno casi come questo aumentano: ad essere uccisi dai propri figli sono soprattutto i padri e i figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi. Nel dettaglio, nel 2009 sono stati 6 a morire per mano del figlio e 14 nel 2010. I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010. I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi. Sul fronte inverso, aumentano invece in modo vertiginoso gli infanticidi in Italia: nel 2010 è stato ucciso un bambino ogni 20 giorni, 18 in totale. Stando ai dati ufficiali, il numero di infanticidi nel 2008 era stato pari a 4, cioè uno ogni 91 giorni e nel 2009 uno ogni 33 giorni. Dai dati del Centro documentazione dell'Eurispes emerge quindi uno spaventoso incremento del numero di infanticidi, che aumentano da 11 nel 2009 a 18 nel 2010. Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della commissione parlamentare per l'infanzia, spiega che le ragioni di un gesto così efferato nei confronti del proprio genitore "potrebbero essere ricercate nell'imponderabile. Resta il fatto che entrare incappucciato in casa, con determinazione, simulando una rapina, è indice di fredda premeditazione, mentre la complicità del coetaneo determina significazioni più sociali che psicologiche. La violenza, infatti - aggiunge il sociologo - è da considerarsi, oggi, puro e gratuito esercizio della sopraffazione del branco, rivolta contro chiunque in assenza di un codice comportamentale".

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