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pubblicato il 07/lug/2011 08:09

'Ndrangheta/ Beni per 7 milioni euro confiscati ad imprenditore

Secondo i magistrati aveva fatto un patto scellerato con ndrine

'Ndrangheta/ Beni per 7 milioni euro confiscati ad imprenditore

Reggio Calabria, 07 lug. (askanews) - Sette milioni di euro sono stati confiscati questa mattina dagli uomini della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria in esecuzione di un decreto emesso emesso dal Tribunale di Reggio Calabria su del Procuratore Distrettuale di Reggio Calabria, nei confronti di Terenzio Antonio D'aguì, 50enne, di Melito Porto Salvo (RC) , imprenditore operante nel settore produzione e fornitura calcestruzzi ed inerti con una azienda ubicata a Bova Marina. Il D'Aguì, nel giugno 2008, insieme ad altri 41 soggetti, fu sottoposto a fermo di indiziato di delitto per associazione di tipo mafioso nell'ambito dell'operazione denominata "Bellu Lavuru". In seguito, con sentenza emessa dal Giudice della Udienze Preliminari di Reggio Calabria il 23 novembre del 2009, il D'agu è stato dichiarato colpevole del reato di associazione mafiosa e condannato alla pena di sei anni di reclusione, ed in atto si trova detenuto. Le risultanze del procedimento "Bellu Lavuru" hanno consentito - in occasione dell'accaparramento di due grossi appalti pubblici relativi alla variante dell'abitato di Palizzi (RC) della SS 106 ed alla realizzazione del plesso scolastico Euclide a Bova Marina (RC) - di delineare l'attuale assetto della 'ndrangheta sui territori di quei comuni e, in particolare, delle cosche denominate "Talia-Vadalà" di Bova Marina, "Maisano" di Palizzi e "Morabito" radicata in Africo. Per entrambi i lavori in questione la società D'aguì Beton s.r.l., aveva ottenuto l'affidamento della fornitura di calcestruzzi ed inerti per importi di oltre 7 milioni di euro. Nell'ordinanza di custodia cautelare prima e di confisca dopo, i magistrati reggini scrivono che D'Aguì a capo della predetta società: "contrae uno scellerato patto sinallagmatico con la 'ndrangheta: da un lato egli accetta le regole mafiose in merito alla distribuzione degli affari del territorio di riferimento e dei relativi ricavi?dall'altro, la criminalità organizzata, attraverso il metodo mafioso, gli assicura posizioni di mercato, monopolistiche od oligopolistiche, che altrimenti non avrebbe ottenuto."

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