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pubblicato il 18/nov/2014 12:48

'Ndrangheta, 40 arresti e per la prima volta filmata affiliazione

Il pm Boccassini: "Succede in Lombardia, non sui monti calabresi"

Milano, 18 nov. (askanews) - I filmati - registrati a Castello di Brianza, paese della provincia di Lecco, il 31 maggio e 13 settembre di quest'anno - riprendono due "mangiate": si chiamano così le riunioni delle "locali" della 'ndrangheta. Nel video si vede il capo della locale di Calolziocorte, centro del Lecchese, che recita la formula del rituale e tutti i presenti che la ripetono. "Nel nome di Garibaldi, di Mazzini e Lamarmora, con parole d'umiltà formo la sacra società", è la formula del giuramento che si svolgeva sempre davanti a una pistola e una pastiglia di cianuro. "Vuol dire che se chi si affilia commette un errore - ha spiegato ancora Ilda Boccassini - c'è sempre un colpo in canna o una pastiglia avvelenata pronta per lui. Perché l'affiliato non sarà giudicato da altri uomini, ma esclusivamente da sè stesso".

L'operazione "Insubria" - così è stato soprannominato il blitz odierno dei carabinieri dei Ros - ha decapitato tre "Locali" attive sul territorio lombardo, due in Provincia di Como (a Cermenate e Fino Mornasco) e una nel Lecchiese (a Calolziocorte). In manette sono finiti veri e propri boss come Antonino Mercuri, detto "Pizzicaferro", Antonino Mandaglio, soprannominato "Occhiazzi" (rispettivamente "capo locale" e "capo società" a Calolziocorte), Giuseppe Puglisi detto "Melangiana" e Raffaele Bruzzese ribattezzato "Gazzosa" (rispettivamente "capo locale" e "capo società" a Cermenate) e Michelangelo Chindamo (capo della locale di Fino Mornasco). Tra gli affiliati alla locale Calolziocorte figura anche un minorenne. "E' un ragazzo con meno di 18 anni", ha chiarito il pm Boccassini precisando che gli atti di indagine che lo riguardano sono stati trasmessi alla procura dei minori.

Sono circa 500 gli episodi di intimidazione ed estorsione accertati dalla Dda di Milano tra il 2008 e il 2014. "Fatti in gran parte mai denunciati dalle vittime", ha messo in chiaro il pm Paolo Storari, titolare delle indagini insieme alla collega Francesca Celle e al procuratore aggiunto Boccassini. "Una delle attività prevalenti - ha aggiunto il magistrato - era il recupero crediti". Le indagini hanno infatti dimostrato come fossero gli stessi imprenditori, messi con le spalle al muro da problemi di insolvenza, sceglievano di rivolgersi alla 'ndrangheta anziché all'autorità giudiziaria. In manette sono finite 40 persone.

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