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pubblicato il 17/mar/2016 18:13

Il ceo di Apple Tim Cook all'Fbi: sono offeso, molto offeso

In intervista a Time l'indignazione per accuse su sblocco Iphone

Il ceo di Apple Tim Cook all'Fbi: sono offeso, molto offeso

New York, 17 mar. (askanews) - "Mi sento offeso da tutto questo. Molto offeso". In un lunga intervista concessa al magazine Time, l'amministratore delegato di Apple, Tim Cook, risponde così all'Fbi che accusa Cupertino di non voler collaborare con il governo non per principi nobili, ma per motivi puramente commerciali. "Non sono arrivato da solo nella mia stanza a questa decisione - ha aggiunto Cook -, abbiamo avuto un lungo dibattito al nostro interno ed è stata una decisione elaborata". Il braccio di ferro tra Apple e il governo è iniziato a gennaio quando il gruppo si è rifiutato di sbloccare l'iPhone appartenuto a Syed Rizwan Farook, l'uomo che ha ucciso 14 persone a San Bernardino, California.

Nell'intervista Cook sostiene come la battaglia non sia portata avanti solo per favorire Apple. "Nessuno dovrebbe avere la chiave che apre miliardi di lucchetti. Non dovrebbe esistere. Credo che sarebbe un male per la sicurezza e la privacy", ha aggiunto l'amministratore delegato di Apple che pur avendo confermato di aver parlato con il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, ha sottolineato di non aver mai toccato l'argomento Fbi.

Cook ricorda inoltre come l'azione legale dell'Fbi (che il prossimo 22 marzo porterà in tribunale le due parti per la prima udienza) sia arrivata a sorpresa, senza neppure una telefonata di avvertimento, dopo mesi di collaborazione e contatti. "Quando penso alle libertà civili, penso ai principi sui quali si fonda questo Paese. Le libertà che sono incluse nel primo Emendamento, ma anche il diritto fondamentale alla privacy", ha aggiunto Cook.

"Se l'All Writs Act può essere usato per forzarci a fare qualcosa che renda milioni di persone vulnerabili, poi puoi iniziate a chiederti, se questo accadrà, che altro potrà accadere? Nel prossimo senato potresti dire che ci vorrebbe un sistema operativo per la sorveglianza. E che forse le autorità potrebbero volere l'abilità di aprire la videocamera sul vostro Mac", si continua a leggere nella trascrizione
pubblicata sul sito del magazine.

Infine Cook ha confermato ancora una volta che la questione "non è legata a un solo iPhone" e che indebolire la crittazione potrebbe stabilire un pericoloso precedente. "È una questione legata al futuro. C'è un tizio a Manhattan che dice di avere 175 iPhone che vuole far passare attraverso questo processo". Il tizio è procuratore distrettuale della contea di New York, Cyrus Vance, che vuole decrittare veramente 175 iPhone per motivi legati alle indagini.

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