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pubblicato il 25/feb/2016 12:16

Censis: 30,6% italiani investirebbe in enogastronomia di qualità

Investimento in settore vino rende 160% in più del finanziario

Censis: 30,6% italiani investirebbe in enogastronomia di qualità

Roma, 25 feb. (askanews) - Il 2015, stando alle anticipazioni dell'Organisation internationale de la vigne et du vin dovrebbe segnare il ritorno dell'Italia vitivinicola nella prima posizione di produttore mondiale davanti alla Francia. Secondo l'ufficio studi di Mediobanca, nell'ultimo decennio (2005- ottobre 2015), le esportazioni di vino italiano sono cresciute in quantità (+23%), ma soprattutto in valore, incrementato dell'84,3%. Nel medesimo periodo, il valore delle esportazioni nette della manifattura italiana è cresciuto del 67%. Ciò significa che le esportazioni di vino italiano hanno superato quelle manifatturiere di oltre 17 punti. E, a fronte di una crisi di fiducia che disorienta il risparmiatore, inducendolo sempre più a "nascondere i soldi nel materasso", il 42,5% degli italiani, se avessero una 'sommetta' da parte la investirebbero in una loro iniziativa, nuova o da rilanciare. E' quanto emerge da una ricerca commissionata dalla azienda vitivinicola Ornellaia e basata su dati inediti Censis, Mediobanca e Liv-Ex,la cui presentazione si è tenuta oggi presso Sotheby's in occasione dell'avvio dell'ottava edizione del progetto "Ornellaia Vendemmia d'Artista".

Fa riflettere che al secondo posto di questa classifica di investimenti attrattivi per gli italiani, troviamo l'industria alimentare e vitivinicola italiana di qualità, il 30,6% degli italiani amerebbe investire i suoi soldi in azienda di questo settore, più che azienda informatiche (19%) più che in grandi aziende multinazionali (9,8%) e più anche del made in Italy tradizionale (29%).

I maggiori gruppi vinicoli italiani rappresentano infatti poco meno del 50% delle esportazioni. Le società private non cooperative guidano il gruppo: ormai il 60% della loro produzione va venduta oltre confine con una crescita dell'88% dal 2005, un dato che supera ampiamente quello di un settore molto importante come il food&beverage italiano (+75%) e che è secondo - per ora - solo a quello delle produzioni più di punta del luxury italiano (+101% la pelletteria di alta gamma).

Si può investire nel vino comprando le etichette più pregiate, ma si può investire anche comprando azioni dei produttori quotati nel mondo. Secondo Mediobanca a livello mondiale, un euro investito in vino nel lontano 2001 è cresciuto a 5,4 euro a inizio 2016. Lo stesso investimento su tutte le borse mondiali si sarebbe invece tradotto in un capitale finale di 1,6 euro. Ma soprattutto, dai minimi di fine 2008, il medesimo euro allocato in un portafoglio di titoli vinicoli sarebbe cresciuto fino a 3,4 euro rispetto ai 2 2,5 euro fruttati dalle Borse mondiali. Ciò indica senza alcun dubbio che l'investimento nel settore vinicolo è più redditizio del 160% rispetto a quello nel settore finanziario.

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